L’implantologia è oggi la tecnica più utilizzata per sostituire denti persi o mancanti senza coinvolgere i denti adiacenti alla zona edentula (senza denti).

Questa tecnica consiste nell’inserimento di una radice artificiale in titanio all’interno dell’osso alveolare, ovvero quello in cui erano alloggiate le radici del dente. L’impianto contiene un sistema di connessione con la corona, composto da piccole viti, che viene avvitata o cementata al suo interno.

L’inserimento degli impianti, quindi, è condizionato dalla quantità di osso che rimane dopo l’estrazione del dente, che deve essere sufficiente perché sia completamente circondato da osso sano. È per questo che prima di procedere con questa tecnica è fondamentale eseguire una TAC 3D CONE BEAM, un esame che permette di avere una visione tridimensionale dell’osso. Inoltre, grazie a dei software di progettazione, la TAC viene usata per simulare l’inserimento dell’impianto e prevedere come verrà eseguito l’intervento. Infatti, dal corretto inserimento dell’impianto dipende la corretta posizione e forma delle corone protesiche. Non è però questo l’unico fattore da tenere in considerazione: per ricorrere all’implantologia bisogna tenere in considerazione una serie di condizioni di salute orale che devono sussistere perché questa tecnica risulti di successo. Nel nostro studio riteniamo che sia importante prima ancora di decidere di eseguire un intervento di questo tipo, capire il motivo per cui il dente è stato estratto. Se la perdita è da imputare ad un quadro di parodontite, allora bisognerà spiegare molto bene al paziente che non si trova nelle condizioni ideali per ricevere un trattamento di implantologia. La parodontite, infatti, è una malattia gengivale che nei casi più severi porta alla perdita dell’osso di sostegno della radice del dente, ma anche degli impianti. Sarà necessario quindi passare prima da una fase di controllo della malattia parodontale, che passa attraverso sia delle terapie professionali, ma soprattutto dalla collaborazione nelle manovre di igiene domiciliare. Una volta che la parodontite è sotto controllo è possibile verificare le condizioni ossee e progettare una terapia implanto-protesica. Quando il dente mancante è stato estratto per altre cause (carie profonde, fratture) sarà comunque importante spiegare che il successo a lungo termine dell’impianto dipende anche dal mantenimento attraverso le manovre di igiene quotidiana e dai controlli periodici, che ci permetteranno di individuare all’inizio eventuali processi di infiammazione della gengiva intorno agli impianti.

Gli impianti una volta inseriti possono essere messi in funzione con la corona protesica (caricati) in due modi: se aspettiamo il periodo di osteointegrazione si parla di carico differito; se invece i denti vengono avvitati entro 48 ore dal posizionamento degli impianti, si parla di carico immediato. Quest’ultimo viene preso in considerazione solo quando esistono le condizioni ossee idonee per eseguirlo, specialmente quando la riabilitazione riguarda un’intera arcata edentula.

L’implantologia è sicuramente una soluzione che permette di restituire ai nostri pazienti una corretta masticazione, estetica e fonetica persi a causa della mancanza dei denti. Rappresenta anche un modo per eliminare vecchie protesi mobili che non sono più tollerate da chi invece desidera delle condizioni masticatorie più stabili.

Il successo di questa tecnica sta sicuramente nella fase di progettazione che noi eseguiamo attraverso uno studio dettagliato del caso da trattare prendendo in considerazione tutti i fattori favorevoli e sfavorevoli sia clinici (diabete, fumo, parodontite) che quelli protesici (protesi già presenti in bocca non idonee), e consigliando i nostri pazienti per il giusto percorso da intraprendere.

La perdita dei denti è un fenomeno molto frequente negli adulti.

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